brand journalism

Il futuro della comunicazione d’impresa si chiama brand journalism

Algoritmo Umano si interessa di tutte le culture che ridefiniscono i confini del nostro futuro e il brand journalism è una di queste. Per questo motivo è stato un organizzato un corso di giornalismo d’impresa con lo smartphone che andrà in scena il 23 gennaio 2021 alle 10. I docenti saranno Francesco Facchini e Marialetizia Mele, una delle maggiori esperte italiane della materia cui Algoritmo umano ha chiesto di disegnare i confini del brand journalism ricodificato grazie alla tecnologia mobile.

Cambiare punto di vista

Fare brand journalism significa cambiare il punto di vista della comunicazione aziendale e diventare per il proprio pubblico una fonte di informazione autorevole, attraverso contenuti di valore che esprimano competenza e credibilità. Fare brand journalism con lo smartphone significa creare questi contenuti con uno strumento semplice, veloce, multimediale. Il mobile brand journalism è due rivoluzioni in una: porta il giornalismo nella comunicazione d’impresa e lo fa con la versatilità e le infinite potenzialità di quello che è diventato lo strumento più diffuso per comunicare e interagire con chiunque.

La definizione di brand journalism

La più celebre definizione di brand journalism, quella del suo inventore Larry Light, allora direttore marketing di McDonald’s, recita: “Il brand journalism è la cronaca degli eventi che accadono nel mondo di un brand, attraverso i giorni e gli anni.” Nel 2004, la proposta di Light era una nuova concezione del marketing. Imponeva di non limitarsi ai tradizionali messaggi promozionali, ma raccontare come “cronisti” il mondo dell’azienda. Il tutto applicando i principi, gli strumenti e le tecniche del giornalismo alla comunicazione aziendale.

Da quando Larry Light annunciò la sua “rivoluzione copernicana” del marketing, come lui stesso la definì, molte aziende hanno seguito questa strada. Sono diventate media company, produttrici di contenuti editoriali, con un nuovo intento comunicativo: non comunicare per vendere, ma comunicare per informare. Porsi di fronte al proprio pubblico come punto di riferimento competente e soprattutto credibile.

Il brand journalism costruisce fiducia

La conferma arriva dal Trust Barometer 2020, rapporto di Edelman che ogni anno misura a livello globale la fiducia del pubblico in 4 istituzioni: governi, media, aziende e organizzazioni non governative. Secondo quel documento le persone assegnano la propria fiducia sulla base di due fattori: competenza e comportamento etico. Il brand journalism è la strategia comunicativa che unisce competenza ed eticità: mostra la conoscenza e l’esperienza dell’azienda nel suo settore e quindi la sua autorevolezza. Lo fa con una comunicazione etica, perché fondata sui principi deontologici del giornalismo.

Lo smartphone, interprete ideale

Del giornalismo d’impresa, basato su autenticità e credibilità della comunicazione, lo smartphone è dunque l’interprete ideale: non solo è il mezzo con cui ognuno di noi comunica e interagisce con gli altri, di persona o sulle piattaforme social, ma è diventato da tempo anche uno strumento di comunicazione professionale, dal giornalismo alle produzioni video, fino al cinema. Lo dimostrano i recenti film girati interamente o in parte con l’IPhone da celebri registi come Claude Lelouch, Steven Soderbergh e Damien Chazelle.

Lo smartphone, strumento del giornalismo

Tanti sono ormai anche i giornalisti che usano il telefono cellulare come strumento di lavoro. Il mobile journalism è uno dei “nuovi giornalismi”. Di nuovo ha proprio i mezzi, i device mobili che permettono di mostrare il mondo intorno a noi in modo tempestivo, con immagini, video, suoni. Permette anche di produrre con estrema semplicità e velocità contenuti multimediali professionali.

Questi contenuti sono gli stessi di cui ha bisogno l’azienda per mostrare la propria realtà e per interagire con il proprio pubblico. Il linguaggio del mobile journalism è infatti immediato e diretto nel documentare il mondo che ci circonda. Questo è un valore per la comunicazione aziendale. Lo è per creare quella fiducia che, come abbiamo visto, è alla base di un rapporto di valore tra i brand e i consumatori.

Mobile brand journalism, la nuova strada

Fare brand journalism con lo smartphone apre dunque nuove possibilità per la comunicazione aziendale. Lo fa soprattutto per le piccole e medie imprese. Queste spesso temono che un progetto editoriale richieda molte risorse, economiche e professionali, e che non sia quindi alla loro portata. Il mobile brand journalism supera questa obiezione proprio perché porta in azienda la cultura mobile che si fonda su tecnologie avanzate, ma facilmente disponibili. Girare un video che mostri le fasi della realizzazione di un prodotto, raccontare le storie legate all’impresa o fare la cronaca, anche live, di un evento aziendale, diventa più facile. A costi più contenuti.

Quella che invece non cambia è la professionalità, che anzi richiede competenze specifiche nel giornalismo, nella comunicazione d’impresa e nell’utilizzo di strumenti e tecniche di comunicazione mobile. Anche l’obiettivo rimane lo stesso: ideare e realizzare progetti editoriali e contenuti informativi che rafforzino la brand awareness (consapevolezza in inglese) e la reputazione dell’azienda.

Divulgare il mobile brand journalism, una nuova sfida

Questa è la nuova sfida che ho intrapreso con il collega e amico Francesco Facchini, con il quale da tempo ci confrontiamo su cultura e modelli di giornalismo e di comunicazione. Insieme abbiamo creato Brand journalism con lo smartphone, il primo corso di formazione dedicato al mobile brand journalism. L’appuntamento è per il 23 gennaio 2021 su Algoritmo Umano. Si tratta di un appuntamento per tutti coloro – giornalisti, comunicatori, content marketer, imprenditori, manager – che vogliono scoprire come trasformare la propria comunicazione e quella dei propri clienti con il giornalismo d’impresa. Facendolo, naturalmente, con l’arma più importante che hanno tra le mani: lo smartphone.

Leggi anche – Giornalismo d’impresa: conversazione su una frontiera

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