Migranti

Un articolo del Post ha destato l’ attenzione di AU e ha introdotto qui da noi un argomento molto importante: i migranti climatici.

In questa epoca targata Covid-19 stiamo tentando di capire cosa succederà al nostro modo di vivere, ma non ci stiamo riuscendo molto bene. Tanto i per fare un esempio non stiamo considerando abbastanza l’insegnamento principale che ci ha dato la tragedia del Coronavirus: il fatto che siamo tutti connessi. Tanto per fare un esempio sappiamo poco di migranti climatici.

Il nostro contesto sociale italiano sta tentando di ritrovare una normalità che si vuole ostinatamente uguale a quella precedente al Covid-19, ma è impossibile che questo possa avvenire. Lo abbiamo detto anche scrivendo della società contactless. Se non altro per il disastro economico che abbiamo appena cominciato a vivere e che ci ha visto perdere lavoro, guadagni, punti di riferimento, futuro. Eppure siamo connessi e la Terra ce lo farà capire ancora, visto che la lezione pandemia non ci è bastata.

La Terra brucia

Il Post è uno dei media italiani che sta interpretando al meglio il giornalismo di spiegazione di cui abbiamo tanto bisogno e del quale si nutre anche algoritmo umano. In un articolo intitolato “Il clima innescherà migrazioni colossali”, la testata diretta da Sofri spiega benissimo il succo di una questione molto grave: l’innalzamento della temperatura terrestre innescherà, da qui al 2070, movimenti di persone biblici, causati dal fatto che non potranno vivere in certe zone del pianeta. Di cosa stiamo parlando? Del fatto che la vita, nelle ultime sei migliaia di anni, si è sviluppata principalmente in aree che hanno una temperatura media annuale tra gli 11 e i 15 gradi celsius.

L’inferno tra di noi

Sempre su questo nostro piccolo mondo oggi abbiamo un 1% del territorio che è a medie sopra i 29 gradi di temperatura. Ebbene, questo territorio, nel 2070, diventerà il 19% della superficie terrestre. Ci sarà, quindi, un quinto della Terra nel quale sarà impossibile vivere. Un inferno tra di noi. La conseguenza, studiata da anni dai ricercatori, sarà che centinaia di milioni di persone che chiamano queste aree casa, saranno obbligate a spostarsi per trovare un posto dove stare e sopravvivere a questo disastro. Naturalmente una parte di queste non sarà, di fatto, sradicata da casa a causa del caldo, ma dall’innalzamento delle acque inseguito allo scioglimento delle calotte polari. Si tratta di un aumento dei mari che potrebbe sfiorare gli 80 centimetri entro il 2010 condizionando moltissime zone costiere dell’Asia del sud, tanto per fare un esempio.

Migranti: lavoro che tutti dovrebbero leggere

Il Post cita un articolo di taglio lungo del New York Times e di Pro Publica che è un capolavoro giornalistico e un lungo racconto su una problematica sulla quale dovremmo aprire rapidamente gli occhi. Eccolo qui sotto: si tratta di un lavoro che tutti dovrebbero leggere e che dovrebbe rappresentare un testo scolastico:

The Great Climate Migration Has Begun

Early in 2019, a year before the world shut its borders completely, Jorge A. knew he had to get out of Guatemala. The land was turning against him. For five years, it almost never rained. Then it did rain, and Jorge rushed his last seeds into the ground.

L’importanza di aprire gli occhi

Algoritmo Umano vuole aiutare chiunque segua il progetto a tenere gli occhi aperti sui cambiamenti del mondo che ci circonda. Quello dell’aumento esponenziale dei migranti climatici è e sarà un problema che l’umanità dovrà affrontare molto presto e con soluzioni coraggiose. Potrebbe anche nascondere delle opportunità visto che le economie occidentali hanno bisogno di un ricambio importante dei lavoratori. I migranti, se ben gestiti, possono portare enorme ricchezza, specialmente a paesi vecchi e stanchi come l’Italia, se inclusi in un processo di rinnovamento sociale ed economico. Da ora in poi, quindi, è importantissimo tenere gli occhi aperti su questo grande movimento di umani che sta per arrivare. Per trasformare quella che potrebbe essere una grande tragedia umanitaria in un’eccezionale possibilità di cambiamento.

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Francesco Facchini

Sono il papà di Davide, un giornalista, un mobile content creator, un progettista di nuove comunicazioni e nuovi media, un digitalizzatore delle vite altrui

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